Come richiedere un risarcimento danni in caso di black-out

Candela

Chi ha avuto danni per il blackout legati al malfunzionamento delle caldaie o alla conseguente mancanza di acqua, può chiedere, oltre al rimborso automatico di poche decine di euro per ogni ora di interruzione riconosciuti dalla normativa AEEG attuale, un rimborso del danno soggettivo subìto (danni ad apparecchi, elettrodomestici, etc.), rivolgendo una contestazione scritta al proprio fornitore – magari con invio di una copia conoscenza al distributore locale – tramite messa in mora.

In altre parole, il cliente che ha subito un danno a seguito di un lungo blackout può sempre rivolgersi alla magistratura ordinaria, che ha la competenza a pronunciarsi in merito all’accertamento delle eventuali responsabilità e alla quantificazione dei danni subiti.  

Il risarcimento per i danni da black-out, da liquidarsi in via equitativa, comprende il danno patrimoniale, determinato ad es. dall’avaria di alcuni dei cibi che costituiscono le normali scorte alimentari di una famiglia e che necessitano di costante refrigerazione come latte, carne, burro, generi congelati, ed il danno esistenziale, derivante ad es. dalla rinuncia dell’utente di tutte o molte di quelle attività, ricreazione e svago che costituiscono la normale aspettativa di ogni essere umano nel giorno di riposo.

Per far causa per danni ci si può rivolgere ad una delle diverse associazioni di consumatori (Codacons, Adiconsum, Aduc, etc.) che, quasi sempre, forniscono assistenza gratuita o, quando è possibile, conducono battaglie collettive: le cosiddette “class action”, di recente introduzione nel nostro Paese.

In particolare, è sconsigliabile condurre azioni legali individuali per il risarcimento di piccoli importi. Agli ignari malcapitati che, qualche anno fa, hanno richiesto all’Enel 25,82 euro ad utenza per un lungo black-out subito, dopo l’iniziale accoglimento delle istanze presso il Giudice di Pace – con immediato pagamento da parte dell’Ente – oggi viene oggi richiesto, a giudizio d’appello sfavorevole (poiché la responsabilità era semmai di Terna, che gestiva la rete elettrica) e sommando spese processuali e onorari,il pagamento di una somma che arriva fino a 1.300 euro!

Il discorso vale anche per eventuali danni ad apparecchiature elettriche provocati da sbalzi della tensione di rete: intentare una causa ad Enel o chi per essa per la perdita, ad esempio, dell’alimentatore del PC in seguito a un black-out – e/o ai successivi tentativi di ripristino della tensione – può portare a spese elevatissime nel caso si perda la causa.

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